[Recensione] Italo Calvino - Gli amori difficili
Attimi.
Calvino afferra l’inafferrabile, afferra quegli attimi che si pongono casualmente tra il tempo solito della quotidianità e l’imprevisto, quei momenti che baluginano e tremolano tra la coscienza e l’indistinto. Momenti che hanno la vertigine lucida di un pensiero che devia dalle direzione solita, che passa attraverso un crescendo di sensazioni e diventa, per un poco, consapevolezza. Di sé, o di un sé sconosciuto, diverso, perché Calvino punta il suo fascio di luce verso la zona nascosta dell’individuo e ne illumina gli angoli bui -quegli anfratti che ospitano le pulsioni, i desideri, gli impulsi latenti, tutto ciò che sovente è sotterraneo, dissimulato e occultato anche a se stessi. Lo fa raccontando un incontro -nel tempo (un tempo che non sempre combacia come ne L’avventura di due sposi, e allora l’incontro avverrà nell’assenza, nel pensiero che segue o insegue l’altro) e nello spazio, determinando spesso incontri occasionali, fortuiti o che avvengono in una particolare combinazione di momenti e persone… Incontri che diventano la possibilità di trasgressione, la possibilità di dire e dare se stessi, la possibilità di “cogliersi” l’un l’altro, realizzando forse il desiderio di poter amare e di vivere pienamente il sentimento amoroso. Incontri che rimangono invece una possibilità inespressa, inattuata perché a Calvino qui interessa porre l’accento sulla incomunicabilità che egli vede come elemento fondamentale -e motivo di disperazione- di quello stesso sentimento. Così il desiderio, il senso di colpa, l’ansia che entra in circolo, il sapore esaltante di un’avventura, il ragionamento con un sé più ardito, il dualismo affannoso, tutte le sensazioni e gli stati d’animo che determinano quella possibilità e che per un poco escono dal dormiveglia, ecco che naufragano in breve nell’incertezza solita, si infrangono nel ritorno alla realtà di sempre, lasciandosi l’attimo alle spalle -doloroso, quasi, alla memoria.
Così l’impiegato Gnei, dopo aver sospeso per un poco i propri pensieri in piccole bolle dai colori luminosi e fatte di leggerezza, percorrendo una città indorata dopo l’avventura di una notte, ritrova poi tutta la disperazione del suo presente -quello che sembra un deserto trafitto da un sole che fa male…
Così il viaggio in treno fino a Roma di Federico V. diventa un doppio viaggio -quello reale e quello immaginato, vissuto attraverso l’aspettativa, l’attesa, la percezione diversa e dilatata della realtà e del sentimento- e l’arrivo coincide con la consapevolezza della propria impotenza a comunicare e vivere ciò che ha idealmente provato…
Così Amilcare Carruga, che ha trasferito nei nuovi occhiali, tutti i desideri del proprio futuro -non più ombre indistinte e impalpabili- e la possibilità di incontrare i ricordi del proprio passato -in particolare Isa Maria Bietti-, comprende che metterli o toglierli, quegli occhiali, è comunque lo stesso alla fine, perché non serviranno a cambiare il corso delle cose e il modo in cui “vede” se stesso o è “visto” dagli altri.
Calvino indossa ogni volta i panni dei suoi protagonisti ed è viaggiatore, ladro, fotografo, poeta, automobilista, sciatore, uomo, donna… Il tempo di un cambio pagina, che è un cambio d’abito, perché è nella capacità di calarsi nei personaggi, di diversificarli, di raccontarli attraverso un doppio percorso -lo sguardo in sé e il vedersi dall’esterno- e quegli sfuggenti pensieri che prendono forma nelle percezioni, che sta tutta l’abilità di Calvino nel dipingere ritratti così vivi e veri da poter uscire da queste pagine e camminarci a fianco, per strada…
Recensione di Occhi di velluto
Di là dell’asciugamano la signora s’era sciolta il reggiseno senza curarsi che lui la guardasse o no. Amedeo non sapeva se guardarla facendo finta di leggere o se leggere facendo finta di guardarla. Provava interesse per l’una e per l’altra cosa, ma a guardarla gli pareva di mostrarsi troppo indiscreto, a continuare a leggere troppo indifferente
– Italo Calvino, Gli amori difficili - Tratto dal racconto “L’avventura di un lettore”L’amavo, insomma. Ed ero infelice. Ma come lei avrebbe potuto capire questa mia infelicità? Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
– Italo Calvino, Gli amori difficili. (via cardiocrazia) Via La notte dei lunghi coltelli.