Italo Calvino Blog

Ma il tempo era una ragnatela di nervi tesi, un puzzle che si può comporre in mille figure, tutte senza senso.

– Italo Calvino - Ultimo viene il corvo (1949)

Bene: ormai egli si trovava in mezzo al campo minato, era certo. Ormai non c’era che continuare a salire a caso, andasse come voleva. Se era destino che lui morisse quel giorno, sarebbe morto; se no, sarebbe passato tra una mina e l’altra e si sarebbe salvato.
Formulò questo pensiero sul destino senza convinzione: non credeva nel destino. Certo, se egli faceva un passo era perché non poteva fare diversamente, era perché il movimento dei suoi muscoli, il corso dei suoi pensieri lo portavano a fare quel passo. Ma c’era un momento in cui poteva fare tanto un passo quanto l’altro, in cui i pensieri erano in dubbio, i muscoli tesi senza direzione. Decise di non pensare, di lasciar muovere le gambe come un automa, di mettere i passi a caso sulle pietre; ma sempre aveva il dubbio che fosse la sua volontà a scegliere se voltarsi a destra o a sinistra, se posare un piede su una pietra o sull’altra.

– Italo Calvino - Ultimo viene il corvo (1949)

Egli andava adesso assieme all’altro per la collina, col cappotto militare sbottonato; contento, contento anche se potevano riprenderlo e fucilarlo da un momento all’altro: e la caserma grigia non esisteva più per lui, sommersa nel fondo della coscienza. Le erbe e il sole e loro che camminavano coi cappotti sbottonati in mezzo alle erbe e al sole, erano un simbolo nuovo, arioso ed enorme, erano quello che spesso, senza capire, gli uomini dicono libertà.

– Italo Calvino - Ultimo viene il corvo (1949)
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